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Reduci in primo piano a suon di jazz Erano tutti lì, tutti in fila nei primi posti dell’auditorium del Don Guanella. Qualcuno aveva il bastone, qualcuno invece era accompagnato. C’erano i più arzilli e quelli un po’ meno in forma, ma c’erano, per la presentazione del libro con i loro ricordi. Non sono venuti per avere una serata di gloria, perché non ne hanno nessun bisogno; la loro gloria è stata scritta molto tempo prima, quasi settant’anni fa, nel fango, nella neve e nei campi di prigionia. Io li vedevo tutti dal palco, uno al fianco dell’altro, con due elementi caratteristici: cappello in testa e occhi lucidi. Arturo, il più giovane, è del 1924 e ha detto di sentirsi un bocia rispetto agli altri reduci. Bocia e veci che, prima di scrivere i loro racconti, hanno scritto la Storia, a colpi di volontà e di sofferenza. Guardandoli e ascoltandoli, si capiva bene che le tracce del loro passato non sono quelle lasciate dal gelo, dalla fame e dalla fatica, ma dall’orrore di ciò che hanno visto, dal dolore di aver dovuto lasciare per strada chi non ce la faceva più. Ma quello che sorprende di più chi li conosce e li frequenta è quell’incredibile serenità con cui affrontano qualsiasi avversità. E, alla loro età, purtroppo ne hanno da vendere: dai problemi di salute, a quelli di famiglia. Eppure, nonostante certe fragilità dovute all’anagrafe che non perdona, affrontano tutto con il vigore del giovane e con una calma inaspettata. E non si tratta di rassegnazione, ma di una gran forza d’animo, che forse ha solo chi, avendo provato il peggio, sa dare il giusto peso ad ogni cosa. Poi, sono anche simpatici e spiritosi; sanno anche scherzare sulla propria condizione. Morstabilini, del 1918, ha detto “Guardatemi bene, perché fra vent’anni non mi vedrete più”. Che tipi sorprendenti! A dir la verità, mi ha sorpreso anche il modo in cui hanno dimostrato di apprezzare la musica proposta durante la serata. Una musica del tutto particolare, che, raccontata, potrebbe far torcere il naso, soprattutto a un anziano: melodie alpine in versione jazz. Ma a chi può esser venuta un’idea del genere? E’ venuta a tre ragazzi che formano il Davide Calvi Trio, una formazione jazz con un curriculum di tutto rispetto in quel campo musicale. Un’idea fenomenale, con un altrettanto fenomenale successo, visto quanto è stata apprezzata da tutti gli ascoltatori, veci in prima fila.
chicco
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