La prima guerra mondiale

LA PRIMA GUERRA MONDIALE

 Dal 1914 al 1918 il mondo fu sconvolto, in proporzioni fino ad allora sconosciute, da un evento al quale gli storici avrebbero assegnato il nome di “Prima Guerra Mondiale”, chiamata anche da alcuni “Grande Guerra”.

E grande, purtroppo, lo fu davvero. Causò la morte di 10 milioni di combattenti, generò un numero incalcolabile di mutilati, di invalidi, di malati nel sistema nervoso a causa dello shock dei combattimenti. Un alto prezzo fu pagato anche dalle popolazioni civili, con 4 milioni di morti.

Vide impegnate una trentina di nazioni divise in 2 schieramenti: da un lato gli Alleati, tra cui Inghilterra, Francia, Russia, Italia, Stati Uniti, Giappone, ecc, dall’ altro gli Imperi Centrali tra cui Germania, Austria – Ungheria, Turchia, Bulgaria, ecc.

LE CAUSE DELLA PRIMA GUERRA MONDIALE

 L’Europa del 1914 era simile ad una polveriera in procinto di esplodere. L’attentato di Sarajevo costituì il pretesto per dar fuoco alle polveri.

Ma anche se l’attentato non fosse avvenuto, prima o poi la guerra sarebbe scoppiata ugualmente. Infatti, molteplici erano le cause di discordia tra le nazioni europee.

Cause politiche

  • I contrasti tra Francia e Germania, perchè la prima mirava ad riottenere dalla seconda l’Alsazia e la Lorena, perse con la guerra del 1870;
  • La rivalità tra Austria e Russia per il predominio sulla regione balcanica;
  • Il proposito da parte della Germania di diventare la prima potenza mondiale;
  • L’irredentismo delle varie nazionalità presenti all’interno dell’ Impero Austro-Ungarico.

Cause economiche

  • La spietata concorrenza che coinvolgeva le grandi potenze nell’accaparramento di nuovi mercati e di fonti di materie prime.
  • La crescita economica della Germania, che preoccupava l’Inghilterra.
  • La penetrazione commerciale della Germania nei mercati dell’Europa orientale, che preoccupava la Russia.
  • L’interesse del Giappone nei confronti dei possedimenti tedeschi in Cina, che preoccupava la Germania.
  • La salvaguardia delle proprie esportazioni in Europa, che preoccupava gli Stati Uniti.
  • La spinta dei grandi gruppi industriali di entrambi gli schieramenti, che nella produzione bellica vedevano un’enorme fonte di guadagno.

Cause sociali e culturali

  • L’opinione che la guerra potesse essere una valvola di sfogo delle tensioni emergenti tra borghesia e proletariato.
  • Il diffondersi di un nazionalismo estremista e aggressivo.
  • L’affermarsi di una ideologia che vedeva nel predominio del forte sui deboli un dato di natura immodificabile, e, quindi, legittimo.

 LE CARATTERISTICHE DELLA PRIMA GUERRA MONDIALE

 La Grande Guerra ebbe caratteristiche inedite e singolari che ancora oggi sono oggetto di studio e discussione da parte degli storici.

Ricordiamo qui:

L’estensione del conflitto

Per la prima volta nella storia la guerra assunse dimensioni mondiali; infatti, furono coinvolte in un conflitto del tutto europeo, anche nazioni extra-europee. (Stati Uniti, Giappone)

Lo sviluppo tecnologico

L’industria dei paesi belligeranti fu impegnata allo spasimo per alimentare la fornace della guerra: più armi, più munizioni, più equipaggiamenti che finivano ben presto divorati dai campi di battaglia.

Scienza e tecnica furono mobilitate per allestire nuovi strumenti di morte che sarebbero stati massicciamente applicati nella Seconda Guerra Mondiale e che, in gran parte, ancora oggi vengono utilizzati: esplosivi ad alto potenziale, armi da fuoco automatiche, aggressivi chimici, lanciafiamme, aerei da caccia, da bombardamento e da ricognizione, carri armati, sommergibili….

La prima guerra mondiale, quindi, promosse, anche se per un fine iniquo, un grande sviluppo tecnologico.

La guerra di logoramento

Il 21 febbraio 1916, preceduto da un massiccio fuoco di artiglieria, si scatenò l’attacco tedesco mirante alla conquista di Verdun, cittadina fortificata francese.

Il comandante francese ordinò di tenere le posizioni a qualunque costo; il comandante tedesco decise di perseverare negli attacchi e così, per alcuni mesi, si susseguirono senza sosta scontri generati dalla follia dei capi, che produssero un’agghiacciante ecatombe nei rispettivi schieramenti.

I combattimenti cessarono solo perché entrambi i contendenti avevano dato fondo alle loro risorse.

La battaglia di Verdun può essere presa come esempio della cosiddetta guerra di logoramento, strategia che mira a consumare le risorse del nemico allorchè i 2 contendenti non siano in grado di prevalere l’uno sull’altro attraverso scontri decisivi.

Viene vinta da chi ha più risorse o riesce a resistere un po’ più a lungo.

La prima guerra mondiale fu una guerra di logoramento.

La guerra di posizione

Da guerra di movimento (Belgio, Francia, Russia), ben presto la guerra divenne di posizione, immobilizzandosi nelle trincee.

Attacchi e contrattacchi non comportarono, di norma, grandi spostamenti del fronte.

La prima guerra mondiale fu una guerra di posizione perché gli avversari, prevalentemente, rimasero stabilmente fermi lì dove si trovavano.

La guerra totale

La guerra colpì anche popolazione civile, in molti casi coinvolta dagli eventi bellici, mobilitata nell’apparato produttivo, toccata dal razionamento,manipolata dalla propaganda, colpita da epidemie.

Quando la guerra coinvolge la popolazione civile nel quadro bellico, prende il nome di Guerra Totale. La prima guerra mondiale fu una guerra totale.

La guerra di trincea

L’argomento riguardante la guerra di trincea è forse quello che con più immediatezza richiama alla memoria gli avvenimenti della Grande Guerra.

Quella di trincea era una forma di guerra in cui due schieramenti militari contrapposti si fronteggiavano, occupando posizioni interrate, aventi forma di interminabili fossati, nei quali i combattenti si rifugiavano per cercare riparo dal fuoco nemico.

Le due linee contrapposte erano separate dalla cosiddetta “terra di nessuno”, quasi sempre un territorio sconvolto, cosparso dai crateri prodotti dalle esplosioni, disseminato di cadaveri e di rovine.

Dall’uno o dall’altro schieramento partivano gli attacchi alle posizioni nemiche.

Frequentemente, lo schieramento che subiva l’attacco, era preventivamente sottoposto ad un martellante fuoco di artiglieria, a volte per giorni interi, avente lo scopo di menomare la sua capacità difensiva.

Spesso, appena l’artiglieria cessava il fuoco, venivano inviate squadre di guastatori a ridosso delle linee oggetto dell’attacco per aprire dei varchi nel filo spinato non ancora distrutto dalle granate e dalle bombarde, facendolo saltare con tubi di gelatina esplosiva o tagliandolo con apposite cesoie.

Ben pochi di coloro a cui era affidato tale incarico riuscivano a sopravvivere.

Quando veniva impartito l’ordine di attaccare, i soldati uscivano allo scoperto e correvano all’assalto delle posizioni nemiche: moltissimi morivano falciati dal fuoco dei difensori, altri rimanevano feriti nella terra di nessuno, spesso senza nemmeno poter essere soccorsi.

Ai superstiti, toccavano terribili combattimenti corpo a corpo.

Andare avanti voleva dire andare incontro alla morte, ma, anche chi tornava indietro poteva finire giustiziato, spesso in modo sommario, a seguito dell’accusa di codardia o ammutinamento.

Talvolta, tutti gli sforzi profusi per conquistare qualche linea delle trincee avversarie, si rivelavano inutili a causa del contrattacco sferrato dal nemico.

Migliaia di uomini caddero così per conquistare pochi metri di terreno, spesso, poi, regolarmente perso.

I combattimenti, produssero un enorme numero di morti e feriti e rovinarono il sistema nervoso di gran parte dei superstiti, che rimasero segnati a vita.

Gli uomini in trincea erano sempre esposti a pericoli e disagi, anche durante le ore di tregua tra un combattimento e l’altro: il tiro dei cecchini, la tensione nervosa nell’attesa dell’attacco, il pensiero che la morte era sempre in agguato, freddo e caldo, pioggia e sole, fango e polvere, fatiche, condizioni ambientali e igieniche disastrose, la noia derivante da una immobilità forzata, il cordoglio per la perdita dei commilitoni, la depressione indotta dal terribile scenario sempre sott’occhio, e via dicendo.

La situazione era poi anche peggiore in particolari ambienti operativi come l’alta montagna o le zone paludose.

Per sopportare il logorio mentale e fisico a cui erano sottoposti, i soldati potevano contare solo sui conforti religiosi, sull’alcool, la posta ricevuta da casa, le saltuarie licenze e l’avvicinarsi del giorno in cui avrebbero ricevuto il cambio.

La guerra di trincea fu una storia di grandi sofferenze che quelli che riuscirono a sopravvivere, non avrebbero mai più potuto dimenticare.

LE CONSEGUENZE DELLA PRIMA GUERRA MONDIALE

Le conseguenze del conflitto furono pesanti tanto per i vinti quanto per i vincitori. A questi ultimi, i vantaggi acquisiti con la vittoria sembrarono trascurabili se paragonati al prezzo altissimo che la nazione aveva pagato in termini di danni materiali e di vite umane.

Le modifiche radicali intervenute nell’assetto geopolitico europeo generarono rapporti conflittuali tra i vari Stati che li avrebbero condotti alla seconda guerra mondiale.

Pertanto, tutti i belligeranti (vincitori e vinti) possono essere considerati, chi più chi meno, degli sconfitti.

Trasformazioni territoriali

I trattati di pace cambiarono la geografia europea: vi fu il ridimensionamento dei paesi vinti; vi fu la fine di quattro imperi (Germania, Austria, Russia e Turchia); furono creati nuovi stati (Cecoslovacchia, Polonia, Jugoslavia, Ungheria).

L’Europa ne uscì spezzettata, soprattutto nell’area Danubiana.

Apparente affermarsi della democrazia

Apparentemente, la vittoria degli Alleati sembrò essere la vittoria delle democrazie sui regimi autoritari.

In molti paesi furono varate riforme democratiche.

Nacque la Società delle Nazioni, che avrebbe dovuto assicurare il primato del diritto sulla forza.

Ma tutto ciò si rivelò assai fragile e incapace di fermare gli eventi che avrebbero condotto alla seconda guerra mondiale.

Problemi economici

La grande guerra lasciò un pesante strascico in materia economica.

Le perdite di vite umane privarono il mercato di milioni di consumatori; si dovette convertire la produzione bellica in una produzione di pace; la disoccupazione aumentò e con essa la povertà; massiccia fu l’inflazione, specie in Germania; il settore agricolo dovette riparare i danni ambientali causati dal conflitto; pesanti furono i debiti di guerra contratti dagli Alleati verso gli Stati Uniti.

Ancora più grave fu la situazione per i vinti, ai quali furono addebitate enormi riparazioni di guerra.

Problemi sociali

Diffuse furono le agitazioni sociali: scioperi, occupazione di terre e fabbriche.

La guerra aveva fatto aumentare moltissimo le aspettative di miglioramento economico e sociale da parte di operai e contadini.

Tali aspettative furono gravemente deluse.

I reduci stentarono a reinserirsi nella vita civile e avvertirono sempre più l’inutilità dei loro sacrifici al fronte.

Problemi politici

Il pensiero corrente di prima della guerra sosteneva che Io Stato non dovesse occuparsi di aspetti economici che erano demandati all’iniziativa privata.

La guerra obbligò invece lo Stato ad assumere la direzione dell’economia regolando la produzione e mobilitando tutte le risorse economiche.

La grave situazione del dopoguerra continuò ad esigere l’intervento statale, a danno delle relazioni fra potere pubblico e iniziativa privata.

Vi furono numerosi tentativi di rivoluzione fomentati dall’affermarsi dell’ideologia comunista, fascista, nazionalista.

Rapporti tra l’Europa e il resto del mondo

Nel 1914 l’Europa possedeva un primato incontrastato sul resto del mondo. Dopo la fine del conflitto, dal ruolo di creditrice, l’Europa passò al ruolo di debitrice (specie verso gli Stati Uniti). La rapida ascesa di alcuni paesi come gli Stati Uniti e il Giappone, che si appropriarono di vasti mercati, ridusse ulteriormente l’egemonia europea. Inoltre, la fine del conflitto decretò la crisi del sistema coloniale europeo in Africa e in Asia e si gettarono le basi per la successiva decolonizzazione.