La linea difensiva

LA LINEA CADORNA

Premessa

  • 70 chilometri di trincee

  • 88 postazioni di artiglieria

  • 25.000 mq di baraccamenti

  • 300 km di strade

  • 400 Km di mulattiere

  • gallerie, magazzini, accantonamenti, strutture sanitarie, servizi di retrovia, ecc

Questa è la Linea Cadorna, sistema difensivo a ridosso del confine italo – svizzero che ha preso il nome del generale che ne fu il promotore e che, nella terminologia militare dell’epoca, era denominato “Occupazione Avanzata Frontiera Nord”.

Inizia ad ovest, in prossimità del massiccio del Monte Bianco, e termina ad est, dopo aver attraversato tutte le località intermedie, nelle vicinanze del Pizzo dei 3 Signori, nelle Alpi Orobiche.

Cenni storici

La situazione militare generale e la prevista dichiarazione di guerra dell’Italia alla Germania, (28 agosto 1916) imposero a Cadorna, alla fine del 1915, di considerare una possibile offensiva tedesca che violando la neutralità della Svizzera, attraversasse il suo territorio e irrompesse nella pianura padana, prendendo così alle spalle il fronte italiano.

Timore tutt’altro che infondato era che il successo di tale offensiva avrebbe costretto l’Italia ad arretrare il fronte fino al Po con conseguente perdita dei centri industriali del nord impegnati nella produzione bellica.

A tappe forzate fu steso il progetto ed eseguiti i lavori di costruzione, e la linea incominciò ad essere presidiata dalle truppe ad essa destinate.

Per il presidio della linea fu costituita la 5° armata, composta da 8 Divisioni di fanteria, 2 divisioni di cavalleria e 70 batterie di artiglieria. Tuttavia, l’ organico non fu mai completato.

Il comando fu affidato al generale Ettore Mambretti ed aveva la sua sede nella città di Varese.

La temuta invasione non ebbe luogo

Se la storia non ha mai registrato tale evento, forse, almeno in parte, il merito va attribuito all’imponenza della linea.

Inutilizzata, ma non inutile.

Tuttavia, gli eventi bellici del 1917 fecero ritenere più sicuro il confine italo-svizzero e così incominciarono i primi trasferimenti di truppa a rinforzo del fronte principale che proseguirono rapidamente a seguito della disfatta di Caporetto.

Con la sconfitta di Austria e Germania (1918), cadde il problema della difesa del confine italo-svizzero e le relative opere di difesa vennero completamente abbandonate.

La Linea Cadorna nel territorio della Sezione di Como dell’A.N.A.

Il tratto della Linea Cadorna ubicato nel territorio comasco, che si estende da Como all’Alto Lago, rappresentava uno dei settori più importanti dell’intera linea difensiva.

Infatti, esso era localizzato nel punto di maggior vicinanza del confine svizzero a Milano e alla pianura lombarda.

Si prevedeva che proprio in questo settore, ricco di vie di comunicazione stradali e ferroviarie, il nemico avrebbe esercitato lo sforzo maggiore.

Da qui la necessità di allestire adeguate infrastrutture difensive.

La Linea Cadorna nel territorio dell’A.N.A. di Como può essere divisa, partendo da Sud e andando verso Nord, nei seguenti tratti:

  • Parco Regionale della Spina Verde di Como

  • Monte Bisbino

  • Val d’Intelvi

  • Area di Menaggio

  • Alto Lago

La Linea Cadorna nel territorio di Monte Olimpino

Le infrastrutture realizzate nell’ area di Monte Olimpino costituiscono l’anello di congiunzione tra il tratto di linea difensiva proveniente da Varese e quello che prosegue in direzione dell’ alto lago.

Esse insistono sul colle della Maiocca, sul colle del Pin Umbrela e sulla collina di Cardina. A seguito dell’avvenuta urbanizzazione, sono andate perdute quelle dell’area di Sagnino.

Le infrastrutture realizzate sono di diverso tipo: trincee, camminamenti, postazioni per cannoni e mitragliatrici, strade, depositi, ricoveri…

La maggior parte di esse è a cielo aperto, ma ne esiste un buon numero alloggiato in caverne artificiali. Poichè sono molto numerose, non è possibile, in questa sede, trattarle tutte. Ci limiteremo a descrivere, nel relativo capitolo, solo quelle che sono state oggetto di restauro.

La sottostante piantina, tratta da un documento originale d’epoca, documenta ubicazione e armamento della linea difensiva nei pressi di Monte Olimpino.

Cartina Linea Cadorna

I lavori di costruzione

La complessità della costruzione, l’urgenza della sua realizzazione e l’ esigenza di non distogliere dai loro compiti le truppe al fronte imposero di reclutare la maggior parte della forza lavoro tra la popolazione civile

All’ inizio del secolo scorso, nelle vallate piemontesi e lombarde vi erano poche industrie e la misera agricoltura montana forniva a malapena di che vivere.

Così, l’ offerta fatta agli abitanti da parte del Ministero della Guerra, di un lavoro fisso regolarmente retribuito per un certo periodo di tempo, venne accettata di buon grado.

Inoltre, lavorare sulla linea significava evitare i pericoli del fronte…..

I lavori di costruzione, che ebbero luogo nel periodo che va dall’estate del 1915 alla primavera del 1917, furono diretti dal Genio Militare e furono eseguiti da reparti del Genio stesso a cui si affiancarono circa 20.000 operai civili.

Fu istituito il “Segretariato Generale per gli Affari Civili” che aveva il compito di reclutare la manodopera, redigere il contratto di assunzione, fare rispettare la normativa contrattuale, retribuire ed assistere i lavoratori assunti.

I requisiti per poter essere assunti consistevano nel possedere la cittadinanza italiana, certificati medici di idoneità; nell’avere un’età non inferiore ai 17 anni e non superiore ai 60; di essere muniti di indumenti ed oggetti personali.

Il contratto di assunzione assicurava l’alloggio, il vitto (uguale a quello delle truppe), l’assistenza sanitaria, l’assicurazione contro gli infortuni, un salario commisurato alla professionalità e al rendimento individuale.

L’orario di lavoro prevedeva da 6 a 12 ore giornaliere, diurne o notturne, per 6 giorni alla settimana.

Un lavoro enorme fu compiuto dalle donne, che, data la situazione bellica, sopperivano alla scarsità di manodopera maschile.

Esse venivano reclutate nei paesi limitrofi ai cantieri per poter consentire loro di conciliare l’ attività casalinga con un impegno di lavoro retribuito.

Le donne venivano principalmente utilizzate come portatrici di materiali da costruzione, ma anche come cuciniere e come conduttrici di carri a traino animale.

E’ inoltre da ricordare il contributo dato dai ragazzi, in molti casi ancora bambini, anche se la normativa vigente vietava l’ assunzione di soggetti di età inferiore a 17 anni.

Essi venivano utilizzati come aiuto agli operai adulti, nella custodia e pulizia di macchinari e di immobili

Tutto il personale venne dotato di un tesserino di riconoscimento con fotografia e dati anagrafici.

Data la scarsità di mezzi di trasporto motorizzati, il criterio seguito era quello di utilizzare al meglio le risorse disponibili in loco.

Pertanto, i materiali occorrenti erano reperiti od acquistati sul posto: pietre, legname, cemento, ferro, attrezzature, manufatti, il tutto trasportato a braccia, a dorso di mulo, con carri a traino animale o con i pochissimi autoveicoli disponibili.

Nonostante gli accorgimenti di sicurezza adottati, gli incidenti sul lavoro furono frequenti e coinvolsero prevalentemente gli operai minatori, quasi sempre con conseguenze gravi.

I terreni interessati dai lavori furono dichiarati ambito militare e come tali soggetti a vincoli e divieti.

Era proibito avvicinarsi ai cantieri e alle opere realizzate; eseguire rilievi e fotografie; utilizzare le strade di collegamento con la Linea.

Il pascolo del bestiame, il taglio dell’erba e il taglio dei boschi richiedevano particolari autorizzazioni. .

I terreni furono requisiti con occupazione immediata, senza tener conto del loro stato produttivo, motivo per rimostranze e risentimenti da parte dei proprietari.

Le operazioni di risarcimento per le requisizioni effettuate si protrassero per diversi anni.

Le opere realizzate

In generale, gli sbarramenti difensivi furono costruiti lungo una linea più arretrata rispetto al confine e che utilizzava al meglio l’ andamento montuoso del territorio

Le infrastrutture allestite non formavano una linea fortificata continua, ma una serie di posizioni non contigue ma in grado di prestarsi reciproco aiuto, collocate sui principali percorsi che, dalla Svizzera, portavano in Italia .

La logica di costruzione seguì i principi della moderna ingegneria militare, che punta all’ integrazione delle infrastrutture con l’ambiente circostante, in modo da rendere le costruzioni meno evidenti agli occhi dei nemici.

Il comportamento della Svizzera

Con l’ avvento della Triplice Alleanza (1882), la Svizzera paventò un’ invasione del suo territorio, visto come principale corridoio di scorrimento tra il Sud e il Nord Europa, da parte di Germania e Italia . Per cautelarsi da questa minaccia, la Svizzera allestì, sia verso l’ Germania, sia verso l’ Italia un poderoso sistema difensivo.

Nei confronti dell’ Italia, procedette alla costruzione di linee fortificate che iniziavano dal Vallese e terminavano nei Grigioni. Di conseguenza, l’ Italia realizzò, a sua volta, compatibilmente con il suo magro bilancio, opere corrispondenti al di qua del confine che sarebbero state in seguito inglobate nella Linea Cadorna.

Lo Stato Maggiore svizzero elaborò un piano difensivo che dava per scontata la perdita del Mendrisiotto, ritenuto indifendibile, e che prevedeva una battaglia decisiva nel Luganese o nel fondovalle di Bellinzona. In caso di sconfitta, l’ultimo baluardo sarebbe stata l’ area del Vallese e del S. Gottardo, con le loro difese.

Oltre al piano difensivo, furono anche elaborati 2 piani offensivi. Il primo prevedeva la conquista della Val D’ Ossola e della Valtellina. Di conseguenza, le forze svizzere dislocate nel Vallese e nei Grigioni avrebbero potuto raggiungere il Ticino senza attraversare un territorio nemico. Il secondo prevedeva nientemeno che un’invasione svizzera della Lombardia fino a conquistare Milano! Però questa ipotesi era prevista unicamente nel caso, molto improbabile, in cui la Svizzera si alleasse con l’ Impero austro-ungarico. Lo scenario politico cambiò completamente con uscita dell’ Italia dalla Triplice Alleanza. Ciò nonostante, l’ infrastruttura difensiva svizzera fu mantenuta a lungo in perfetta efficienza.

La situazione della Linea difensiva prima dei lavori di recupero

La Linea Cadorna, dopo la fine della 1a Guerra Mondiale, cadde nell’ oblio.

La natura ebbe il sopravvento sulle opere dell’ uomo: la vegetazione invase le infrastrutture; terra e detriti le ricolmarono al punto che era diventato difficile riconoscerle.

Inoltre, vi furono i danni provocati dall’ uomo stesso:

  • Asportazione di materiali
  • Uso come discarica
  • Demolizioni abusive
  • Ecc

I lavori di recupero

Questa era la situazione quando, inaspettatamente, il 7 Marzo 2001 venne emanata la legge n° 78 “Tutela del patrimonio storico della Prima Guerra Mondiale” mirante alla promozione e al recupero dei relativi reperti.

L’ ANA, Sezione di Como, si fece parte attiva nel restauro di alcune (tutte è impossibile) delle infrastrutture della linea Cadorna presenti sul suo territorio.

Venne nominata una commissione per il coordinamento dei lavori. (anno 2005) con il compito di:

  • Inventariare le vestigia
  • Decidere quali recuperare
  • Stendere i progetti
  • Elaborare i preventivi di spesa
  • Ricercare i finanziamenti
  • Ottenere le varie autorizzazioni
  • Reperire la forza lavoro attingendola dagli iscritti
  • Coordinare l’ attività dei cantieri

A tutt’ oggi, sono stati conclusi diversi restauri a titolo completamente volontario, e, possiamo aggiungere che l’ afflusso di visitatori e l’ interesse in materia da essi manifestato è stato di molto superiore al previsto