pedro Scrive “
I Volontari non piu “giovani”
Siamo abituati a leggere di “Alpini” di solito nei nostri giornali di associazione ,
“L’Alpino”, “Il Baradell” e le innumerevoli testate di sezione e di gruppi sparsi
nella nostra Italia.
Riportiamo qui l’articolo apparso su “La Balise”,
“Quaderno di idee e pratiche sociali di AVC-CSV Como”.
L’Associazione Volontariato Comasco (AVC) e il Centro Servizi del Volontariato (CSV) , gestistono a Como un prezioso supporto a servizio di tante associazioni che lavorano nell’ ambito del Volontariato facendo attività di promozione e di sviluppo di quei tanti aspetti che è il variegato mondo dell’Associazionismo , mondo del quale facciamo anche noi parte come Associazione Nazionale Alpini.
In questo numero della Balise, viene preso in considerazione l’aspetto dei volontari ultracinquantenni che, terminata la loro fase
della vita professionale, si inseriscono in forza alle tante proposte di Volontariato.
In nostro già direttore de “L’Alpino” Cesare Di Dato, e attuale direttore del “Baradell”
ne descrive gli aspetti riguardanti la nostra associazione.
Per chi volesse in sezione ci sono alcune copie de “La Balise” con la totalità degli articoli riportati.
Sotto inseriamo l’Editoriale e il nostro articolo.
Buona lettura
Peones
Editoriale:
DE SENECTUTE LABORIOSA: operatori creativi e ancora curiosi La riflessione che abbiamo avviato con questo numero de La Balise, riguarda l’aspetto narrativo delle persone anziane che incontriamo quotidianamente nel nostro territorio, impegnate attivamente nell’ operare, spesso insieme ad altri, per aiutare a sostenere quanti, anche tra i loro
coetanei più fragili, richiedono aiuto. Le indagini più recenti confermano un’ampia partecipazione degli ultracinquantenni e sottolineano l’impegno
dei nonni alla cura dei nipoti garantendo altresì la sostenibilità della partecipazione femminile al
lavoro.
Si tratta di uno scenario che corrisponde alle rappresentazioni concrete ed esistenziali tracciate dalle numerose associazioni di volontariato disseminate nel nostro territorio e caratterizzate da missioni che tentano di rispondere ai bisogni più diversi.
Certo vi sono prospettive di fondo, quelle della condizione esistenziale degli anziani che non
si deve dimenticare di affrontare in un’ottica globale: la città, la casa devono costituire altrettante “possibilità” con caratteristiche comuni a tutti, non solo agli anziani ma anche ai giovani,
ai disabili, alle donne, ai bambini.
Anche nelle nostre comunità vi sono intellettuali che, pur inascoltati, si “ostinano ” a ricordare quale e come deve essere la città, come devono
essere progettate case rispettose di ogni esigenza . Non si tratta di consentire la sopravvivenza evitando pericoli di ogni sorta, ma di favorire le relazioni nei luoghi di socializzazione nella città, nei quartieri, nei circoli e nelle case.
Molte associazioni declinano queste preoccupazioni affrontando emergenze non sempre sfiorate dalle protezioni del cosiddetto stato sociale: le case diventano il luogo
di anziani e studenti universitari, i callcenter smistano richieste di interventi a volontari
che, alle competenze di comunicazione, aggiungono quelle di serviziotaxi o di promozione di svariati momenti di socializzazione.
Perché il mondo del volontariato è un mondo che privilegia la relazione; le relazioni non sono prodotti da vendere, da elargire a tutti i costi, sono la condizione per aiutare soprattutto gli anziani più meritevoli di attenzione, perché
in più fragili condizioni di salute psicofisica o di disagio economico.
L’azione dei volontari è caratterizzata anche dalla quotidianità, supera la spontaneità dell’improvvisazione, è una pratica di servizio che viene addirittura attribuita ad un DNA particolare…
Alcuni lo identificano prendendo spunto dal profilo dei monti, dalla purezza dell’acqua dei ghiacciai,
dai colori dei fiori di montagna.
Chi conosce gli alpini e ne ha apprezzato la vastità e la tempestività dell’intervento ne apprezza anche la voglia di operare insieme, tutti in colonna, nel trascinare, con l’esempio, le giovani generazioni.
Ma la continuità dell’impegno, l’esempio della dedizione è forse un’esclusiva dell’altra metà del cielo, le donne non tesaurizzano il complesso delle abilità acquisite lungo la vita e, soprattutto, l’abitudine alla dedizione al servizio : sempre in movimentò praticano l’operatività disinteressata. In generale ogni, anziano, uomo o donna, “liberato ” dalle preoccupazioni e dagli impegni del lavoro diventa attivo nel volontariato, da un contributo positivo nella propria comunità,
costituisce una risorsa sociale.
Infine offre quelle indicazioni di saggezza, disponibilità e attitudine alla riflessione che i modelli di vita attuale tendono invece a cancellare, suggerendo ai giovani
modelli alternativi e getta un ponte fra le generazioni.
Fiorenzo Gagliardi presidente AVC-CSV
L’alpinità
Quando arriva la sospirata pensione chi ha lavorato tutta la vita si trova davanti a un bivio:
trascorrere il tempo in noiose attese sul lungolago o mettere a profitto il tempo a disposizione
per realizzare sogni coltivati per anni? E in questo caso, operare per se stessi o a vantaggio degli altri?
A noi alpini non risulta difficile scegliere la strada da seguire: quella di operare per il prossimo;
in noi ferve, saio a parte, lo spirito francescano alimentato dal piacere di dare senza esigere,
all’insegna del motto “L’alpino non sta bene se non fa del bene”. Non voglio cadere nella retorica,
ma è un fatto che ovunque ci sia bisogno di un aiuto, di una parola di conforto, di una mano tesa lì c’è un alpino che opera disinteressatamente.
È la stessa persona che, nelle infauste giornate di guerra, sapeva trovare il momento per confortare più che per uccidere. Intendiamoci: ciò è nel carattere del soldato italiano, erede di una millenaria civiltà cristiana, ma nell’alpino tale sentimento è più accentuato per quella solidarietà che cresce spontanea tra commilitoni provenienti dalla stessa vallata: Vitaliano Peduzzi, direttore della rivista L’alpino, chiamò con felice intuizione questo aspetto del carattere delle genti di montagna “Alpinità”.
È perciò naturale che, una volta congedati, gli alpini si riconoscano nell’Associazione Nazionale Alpini (Ana) per continuare questa alpinità e per far sì che il prezioso patrimonio di altruismo di cui sono depositar! non vada disperso. L’aspetto più
significativo ne è la Protezione Civile (PC) sorta nel 1976 e nella quale anche oggi gli “oltre sessantacinquenni” sono i saggi che guidano e indirizzano i giovani che a loro si affiancano.
Ma le attività degli iscritti all’Ana non si esauriscono nella protezione civile.
Basta scegliere: l’assistenza ai bimbi e a persone indigenti prive di aiuto, la manutenzione dei sentieri per la rivalutazione di una viabilità minore usata per secoli e poi abbandonata in questi ultimi decenni quando il motore ha dato l’illusione
di rendere più comoda la vita; la tutela del territorio, a volte fuori dai confini nazionali;
la salvaguardia dei parchi, spesso abbandonati a se stessi.
Per Como mi piace ricordare le opere a favore della Spina Verde, ivi incluso il recupero da parte della sezione Ana della linea Cadorna, patrimonio della Prima Guerra mondiale lasciatoci dai nostri “vecchi”, testimonianza del lavoro di una generazione di donne, vecchi e bambini teso alla difesa della Patria, al fine di sottrarlo alla rovina.
Riteniamo questa un’opera molto importante sia per la valenza ambientale e paesaggistica, sia per far “toccar con mano” alle nuove generazioni una parte della storia a noi vicina, ma poco conosciuta. Non solo, ma anche il recupero totale del Parco delle Rimembranze negli anni novanta del secolo (anzi del millennio!) scorso; vi lavorarono numerose squadre di volontari alpini per mesi a costo zero per riconsegnare al Comune questo bel polmone verde sotto il Baradello nel ricordo di tutti Caduti di tutte le guerre.
L’azione degli anziani non si esaurisce nel lavoro manuale; c’è qualcosa di più sottile, di più moralmente esaltante: il trasferimento delle proprie esperienze ai giovani.
Compito non facile ove si pensi che l’anziano deve lottare contro un edonismo crescente e contro scelte di vita condizionate dal Moloch della TV.
Non è facile convincere il giovane che è meglio dedicarsi al prossimo, lavorare per gli altri,
soccorrere il bisognoso.
Non è facile, ma nei giovani, l’ansia di fare è solo sopita: basta saper trovare il filo giusto e la matassa dell’altruismo si srotolerà con sorprendente fluidità: è già successo e succede.
Gli anziani sono depositari di un’esperienza solida e invidiabile: non lasciamo che essa si disperda con il vento della notte.
Cesare Di Dato, consigliere Associazione Nazionale Alpini sezione di Como
“