Le vestigia restaurate

IL FORTINO DEL MONTE SASSO

Ubicazione

Il luogo dove è ubicato il Fortino del Monte Sasso si chiama Colle della Maiocca e fa parte del territorio del Parco Regionale della Spina Verde di Como, area protetta collinare che si incunea, proprio come una spina, tra la città di Como, e il retrostante hinterland.

A causa della sua vicinanza con il confine, un tempo, il Colle della Maiocca era sede di una fiorente attività di contrabbando che si concluse poi nei primi anni 70 del secolo scorso, causa l’ alterarsi del rapporto di cambio tra lira e franco svizzero.

Cos’ era il contrabbando? Era una attività illecita, ma diffusissima nella fascia confinaria e consisteva nell’ importazione clandestina di talune merci (sigarette, cioccolato, caffè, ecc) dalla Svizzera, colà vendute a basso prezzo e che venivano poi rivendute in Italia a prezzo tale da assicurare un certo guadagno.

Gli uomini la praticavano passando il confine, caricando sulle spalle la mercanzia (bricolla) e ritornando in Italia sfidando la sorveglianza delle pattuglie della Guardia di Finanza.

Era un’attività piena di pericoli, per niente comoda, svolta di notte, spesso in aggiunta al normale lavoro diurno.

Le donne, invece, si recavano in Svizzera di giorno, attraverso i normali valichi stradali, nascondevano sotto gli abiti le merci e ripassavano la dogana. Talvolta venivano sottoposte a perquisizione, con conseguente contravvenzione ed obbligo di riportare quanto rinvenuto in Svizzera.

Una estesa rete distributiva, sempre clandestina, collegava i contrabbandieri con i consumatori.

Caratteristiche fisiche

Una delle principali caratteristiche del fortino è il suo occultamento alla vista.

Tale caratteristica si deve al fatto che già un secolo fa gli esplosivi utilizzati erano in grado di distruggere qualsiasi opera in muratura

C’erano sì delle strutture massicce capaci di resistere a lungo, ma il loro costo di realizzazione era proibitivo.

Allora, per assicurarsi un minimo di protezione i combattenti scavarono la terra e vi si rifugiarono.

Essendo interrate, le opere di difesa erano poco visibili.

Le caratteristiche costruttive del fortino sono quelle di un caposaldo, cioè un luogo fortificato in grado di contrastare e respingere attacchi nemici provenienti da un ampio arco di orizzonte.

Esso insiste tanto sulla sommità, quanto alle pendici di un piccolo colle che si trova in posizione dominante rispetto alla vallata di Chiasso.

Costituiscono il fortino:

Trincee – Elemento tenuto in gran conto dai progettisti, costruite quasi totalmente in calcestruzzo, di fattura migliore rispetto a quelle del fronte principale. Esse hanno forma di un fossato, profondo circa 2 mt, profondità sufficiente per proteggere gli occupanti dal fuoco avversario e largo poco più di un metro, sul fondo del quale esiste un gradino, alto circa 50cm (banchina) sul quale salire nell’ eventualità di dover prendere la mira e fare fuoco. Il lato interno della parete delle trincee rivolta al nemico è munito di nicchie ricavate nel calcestruzzo in cui depositare le munizioni di scorta e qualche genere di conforto. Maniglie d’ appiglio, scalette e gradinate facilitavano l’ uscita dalle trincee quando si doveva andare all’ attacco delle posizioni avversarie. Le trincee presentano un andamento volutamente a zig zag, onde minimizzare gli effetti del tiro di infilata e delle esplosioni.

Camminamenti – Del tutto simili alle trincee, ma privi di banchina e nicchie; collegano le trincee tra loro o con le retrovie

Traverse - In taluni punti, ritenuti critici, l’ andamento a zig zag è enfatizzato dalla presenza di autentiche deviazioni ad angolo retto del percorso, dette traverse

Gallerie – Scavate nella roccia, a seconda dei casi, potevano servire come ricoveri o come magazzini.

Postazioni – Costituite da una piazzola protetta da muri perimetrali, la cui funzione era quella di ospitare armi più potenti di quelle individuali. (mitragliatrici)

Reticolati – Nel tratto esistente tra le trincee e le posizioni nemiche, correvano grovigli di filo metallico irto di punte, allo scopo di ostacolare gli attacchi provenienti dalle stesse posizioni. Qualora l’ attacco fosse partito dalle linee italiane, appositi dispositivi (cavalli di Frisia) consentivano di aprire dei varchi nei reticolati stessi, attraverso i quali irrompevano le truppe attaccanti. Oggi non sono più presenti.

Strade – Al fortino si giunge percorrendo una strada carrozzabile. Nell’ area comasca sono tuttora utilizzate strade, debitamente aggiornate, aperte al tempo della realizzazione della Linea Cadorna.

All’ epoca, l’intera area su cui sorge il fortino era stata disboscata per sgombrare il campo di tiro delle armi.

I lavori di recupero

I lavori di restauro del Fortino hanno preso il via il 13 ottobre 2007 e sono stati inaugurati il 22 novembre 2008.

Grazie all’ impegno completamente volontario e gratuito di decine di Alpini appartenenti all’ ANA, si è provveduto a scavare, consolidare, ricostruire quanto necessario per recuperare adeguatamente il fortino.

Attualmente, con cadenza periodica, ha luogo la manutenzione conservativa del medesimo.

Di seguito, alcuni dati relativi al recupero.

Inizio

Ottobre 2007

Fine

Novembre 2008

Sabati lavorati

Nr

26

Ore Lavorate

Nr

4448

Percorsi recuperati

Mtl

450

Terriccio movimentato

Mc

400

Palizzate ripristinate

Mtl

105

IL SENTIERO FORTIFICATO DI PORTA SASSO

Ubicazione

Il luogo dove è ubicata la vestigia si chiama Porta Sasso ed incombe sul tratto di confine che divide il quartiere di Ponte Chiasso (Italia) dalla città di Chiasso (Svizzera).

Si tratta di una zona impervia, arroccata su colline di origine glaciale, costituite da roccia friabile (gonfolite), composta da ciottoli arrotondati dall’ azione dell’ acqua ed “annegati” nella sabbia che si è solidificata nel tempo.

Frequentemente, nella gonfolite, sono state trovate impronte lasciate da conchiglie e pesci.

15 milioni di anni fa un grande fiume, dopo aver attraversato la Valtellina e la valle attualmente occupata dal ramo di Como del lago, sfociava nel mare in corrispondenza dell’ area oggi compresa tra Mendrisio, Chiasso, Como.

Qui il corso d’acqua, andò depositando una enorme quantità di materiale di erosione che aveva in carico, formando l’ area sopra menzionata.

Il territorio comasco emerse dal mare circa 10 milioni di anni fa.

Circa due milioni di anni fa, l’aspetto delle terre e dei mari era ormai quello attuale ma vi fu una glaciazione, la prima di 5, che portò i ghiacci a ricoprire le nostre terre.

Il ghiacciaio dello Stelvio arrivava fino a Monza

10 mila anni fa, i ghiacci si ritirarono per l’ultima volta, lasciando i segni più evidenti del loro passaggio con le valli e le colline che formano oggi le prealpi.

Interessante notare come , in questa zona, vi sia il confine, tra l’ area della gonfolite e l’ area delle rocce sedimentarie (Pietra di Moltrasio) la cui propaggine più avanzata è la collina di Cardina.

Il grande fiume che abbiamo ricordato, diminuendo man mano nel tempo la propria portata, non riusciva più a trasportare grossi detriti, ma favorì il formarsi di depositi di sabbia che nel tempo solidificarono a strati grazie a talune sostanze chimiche presenti nella sabbia stessa.

Caratteristiche fisiche

La vestigia presenta caratteristiche insolite che la rendono particolarmente interessante e distinguibile dalle restanti infrastrutture della linea di difesa.

Si tratta di un allestimento difensivo scavato nella roccia e che si snoda sul ciglio di uno strapiombo che induce una qualche emozione nei visitatori.

Sul sentiero di accesso si notano 6 aperture a forma di portali.

Si possono, inoltre, apprezzare delle aperture minori, di forma quadrata, che si aprono anch’ esse nella roccia, accanto alle prime.

I portali non sono altro che l’ ingresso di caverne artificiali, con pianta ad “U” che terminano quindi a ridosso della parete esterna nella quale è praticata una feritoia (apertura minore di forma quadrata).

Tale conformazione lascia chiaramente intendere come le caverne siano state costruite con lo scopo di minimizzare gli effetti di un eventuale fuoco nemico di controbatteria, a salvaguardia dell’ incolumità dei serventi le armi.

L’ armamento in dotazione era costituito da mitragliatrici.

La mitragliatrice Fiat – Revelli Mod 1914 aveva la canna circondata da un manicotto metallico in cui, grazie ad una pompa manuale, veniva fatta circolare dell’ acqua per il raffreddamento.

Possedeva una cadenza di tiro teorica di 500 colpi al minuto (in pratica poteva sparare dai 150 ai 250 colpi al minuto) e colpiva con precisione sino a 1500 metri (la gittata raggiungeva i 2500 metri)

Degno di considerazione il volume di fuoco sviluppato in contemporanea dalle 6 armi.

Nella parte più elevata del percorso, poi, dopo aver superato una scaletta in cemento, anch’ essa affacciata sul sottostante precipizio, si accede ad un locale sotterraneo, munito di 2 feritoie rivolte verso il territorio svizzero. La mappa originale d’ epoca delle fortificazioni dell’ area comasca definisce tale manufatto “Cannoniera da 75 mm”.

Non è noto se i cannoni alloggiati fossero 1 o 2.

Il cannone da 75/27 pesava circa una tonnellata, aveva una cadenza di tiro di 5/6 colpi al minuto ed una gittata di 8 km.

Era possibile smontarlo per facilitarne il trasporto.

Nel nostro caso, il suo posizionamento in luogo dominante suppliva alla modestia del calibro.

Inoltre, va considerato l’ appoggio delle batterie di Cardina e di S. Fermo, dotate di pezzi molto più potenti. La posizione molto esposta della vestigia rendeva problematiche non solo le operazioni di rifornimento, ma anche il soddisfacimento dei normali bisogni quotidiani.

E’ probabile che i rifornimenti, in caso di emergenza, venissero calati di notte dall’ alto mediante funi.

L’ intera vestigia, costituisce comunque una ardita realizzazione di ingegneria militare d’ epoca, per di più in uno stato di conservazione straordinariamente buono.

Infatti le caverne e la cengia loro antistante hanno sopportato, senza apparente conseguenza, un secolo di abbandono e sembrano voler sfidare con successo i tempi a venire.

I lavori di recupero

Il recupero del sentiero di Porta Sasso è stato completamente eseguito, in tempi recenti, dal Parco della Spina Verde di Como, che ha utilizzato imprese specializzate in materia.

Degna di nota la cura posta alla messa in sicurezza del percorso mediante parapetti, ripari anti frana, riadattamento dei sentieri.

LA BATTERIA DI CARDINA

Ubicazione

Il luogo dove è ubicata la vestigia si chiama Collina di Cardina, località equidistante dai quartieri di Monte Olimpino, Sagnino e Tavernola della città di Como, molto amena e panoramica.

Tra i suoi più celebri abitanti, Cardina può vantare Bruno Munari e Marcello Piccardo, importanti esponenti dell’arte, del design e della cinematografia italiana del XX secolo i e Carlo Dossi, scrittore e uomo politico dell’ 800, la cui caratteristica villa domina la città di Como.

Nel Dicembre 2007 si è costituita l’Associazione Cardina, per la tutela del territorio e per la promozione di attività artistiche e culturali.

Caratteristiche fisiche

Per batteria intendiamo un reparto di artiglieria costituito da 4 cannoni, dagli uomini, dai mezzi e dalle infrastrutture occorrenti al suo funzionamento.

Per cannone intendiamo una potente bocca da fuoco che imprime al proiettile (granata) grande velocità, e, quindi grande gittata.

Le postazioni dei cannoni sono disposte in linea di fila, ad una certa distanza l’ una dall’ altra per disperdere il più possibile gli effetti del tiro nemico.

Due di esse sono visitabili essendo state restaurate.

Ogni postazione ha forma di semicerchio con la parte tonda orientata verso il confine svizzero.

La necessità di proteggere cannoni e personale addetto dal tiro avversario, ha imposto di installare ogni bocca da fuoco in posizione interrata.

Solo la volata della canna sporgeva lievemente dal livello del suolo.

Un muro perimetrale, che segue la pianta semicircolare della postazione, realizzato in pietra a vista ed alto circa 2 mt, fa da contenimento al terreno di fronte e ai lati del cannone e contribuisce alla protezione dell’ insieme.

Nella parte interna del muro sono ricavate delle nicchie per il deposito delle munizioni di immediato impiego

Il fondo è pavimentato in pietra onde evitare l’insabbiamento del cannone.

Nelle immediate vicinanze esistono dei locali, sempre interrati, utilizzabili come deposito e ricovero dei serventi.

Le dimensioni di una postazione sono, compreso lo spessore del muro perimetrale, pari a circa 10 mt sia in lunghezza che in larghezza.

Tali rilevanti dimensioni erano richieste dall’ installazione dei più potenti pezzi d’ artiglieria dell’ intera zona: i cannoni da 149.

ll cannone da 149 fu introdotto nel 1905 e costituì uno dei pezzi più longevi e diffusi dell’artiglieria pesante italiana.

Esso operò in tutte le fasi della guerra 1915-18 ed anche nella 2a guerra mondiale.

Le sue caratteristiche sono:

Calibro : 149,1 mm – Peso del pezzo in batteria : 8.220 kg. – Cadenza media di tiro 1 colpo ogni 3′

- Gittata massima : 16.500 m.

Compito dei cannoni di Cardina era quello di battere il territorio del Mendrisiotto, in Canton Ticino.

Bersaglio principale era il Ponte di Melide, che consente l’ attraversamento del Lago Ceresio.

Tale compito era svolto in concomitanza con un’ altra batteria da 149 situata nel comune di S. Fermo della Battaglia, in località Villa Prelio. (Vedi Cartina a Pag

Il fuoco combinato delle 2 batterie era pari a quasi 3 colpi al minuto..

I lavori di recupero

Per oltre 2 anni, decine di iscritti, appartenenti a Gruppi di diversa provenienza, piccone e pala alla mano, hanno fornito il loro disinteressato contributo.

Si è potuto riportare 2 postazioni, sulle 4 esistenti, alla condizione originaria. Alla pulizia preliminare dei luoghi ha fatto seguito la ricostruzione muraria della vestigia, che ha avuto luogo utilizzando le stesse pietre impiegate a suo tempo per l’ originaria edificazione. In generale, Il lavoro non è stato facile causa il completo stato di abbandono delle infrastrutture, semicrollate e invase da alberi d’ alto fusto, con le radici profondamente abbarbicate alle strutture murarie. Rimuovere tali grossi esemplari senza provocare ulteriori crolli ha richiesto un lavoro di pazienza e di una certa perizia. Inoltre, si è provveduto alla riqualificazione dell’ ambiente circostante mediante adeguamento dei sentieri, rimozione di materiali estranei, messa a dimora di specie arboree pregiate.

Tutta l’ attività è stata condotta nel massimo rispetto per l’ ambiente. Attualmente, con cadenza periodica ha luogo la manutenzione conservativa della vestigia.

Vale la pena di ricordare che oggi la batteria viene utilizzata per momenti di aggregazione e manifestazioni sceniche promosse dall’ ANA.

Di seguito, alcuni dati relativi al recupero.

Inizio

Gennaio 2011

Fine

Maggio 2013

Sabati lavorati

Nr

64

Ore Lavorate

Nr

2584

Percorsi recuperati

Mtl

300

Terriccio movimentato

Mc

82

Murature ripristinate

Mq

113